Vagina’s Secrets parte 6 (VM33 ANNI)


untitled bocca6

Prologo

Chi non ha più una vita

lascia che il vento sparga i dissensi della propria infanzia

come quel tempo che

annoiato a regalare un ritmo

si chiude nella propria fermezza

ed è così che ogni cosa si dissolve

Certamente circoscrizionale è la situazione che mi è accaduta

e se è inalterabile dal punto di vista ipotetico

nel senso che ciò che si ipotizza nasce da una supposizione

di una verità e di una menzogna

credo sinceramente di attendere un bambino

e

nel senso lato del moto di luogo

dissoluta

non lo attendo alla fermata del bus

o ad una scuola di festose pulzelle

ne

dopo la festa d’ addio commiato

del criceto di famiglia

defunto in circostante

ignote

e poco ponderabili

lo attendo

come moto di crescita a me insignito

in pratica

dentro me

e se tale sorpresa non era atta alla concezione del finto benessere nel quale mi ero posta

se donna

posto se uomo

ora mi ritrovavo

a rimuginare

su quale vestitino

comprare

per modo di dire convenzionale

o quale marca di scarpe

far indossare lui

o lei

sempre dipende

dal fattore genetico

raffigurante

o quale pappa

esaminare

onde ritenerla idonea

alla sua cura e crescita ormonale

corretta e non disfunzionale

del padre

il cui finto delitto è il non esistere

dato che

ho rapporti giornalieri multipli del cinque

parafrasando una diagnosi

direi

ho molte cure

per un solo malanno

e sinceramente

rilevo solo quello

dicevo

sempre riagganciandomi al di cui sopra

figura maschile

il padre proprio

non mi sovviene

è

pur vero non usavo contraccettivi

atti ad illudere una giovane donna

come me

o uomo

se nel caso in cui muto

riferitosi

a trasgredire al concetto della nascita

il problema sostanziale era tutt’altro

la mia testa già enormemente migliorata

essendo pregna

sotto il punto di vista congetturale

proprio lei

pensa

adesso pensa

prima intuiva

si infiammava

elargiva

adesso riflette

sui proiettati

ed i contrariati

i pro ed i contro

per i vostri gusti

avere un figlio oggi

sempre se maschio

una figlia oggi

sempre se di cui al capoverso di differenziazione precedente

o

avere

una via di mezzo

o

addirittura

avere uno

o una come me

sempre se uno

sempre se una

che muta come me

e non al calar delle tenebre

ma quando più la compassata voglia di mutare prende il sopravvento

dicevo

avere un personaggio così

non so quanto sarebbe

caustico

e non lo dico per me

ma per la creatura di cui alla pancia sta

o sta per essere inizialmente

animata

ma

poi mi sono detta

in quanto donna

e badate bene

ora ci tengo a rimanere tale

mi sono detta

ci penseremo

a parto avvenuto

perché

ciò che distoglie una problematica dal suo fulcro

è la sua condanna

a quella pena ancora non data

decisi

pertanto

seduta sopra quella sedia

al primo piano dell’ospedale

di cui ho la residenza come lui inteso come

combriccola sanitaria preposta

alla città nativa

attendere

la mia prima visita

ginecologica

con una donna

in quanto donna

non era poco plausibile che il rischio

fosse elevato

o forse l’inverso non so

scoccò la lancetta terminale delle dieci

era mattina dello stesso giorno di sempre

e l’impavida segretaria addetta allo smistamento clientela

mi disse che potevo dirigermi verso la stanza

nove del primo piano

corridoio

due

frazione sette

potevo perché la ginecologa

con la quale avevo preso appuntamento

era giunta a noi

a loro

all’ospedale tutto

e credo anche alla città

dato che non era di residenza convenzionata

ma queste sono futilità di cui non dovrei darvi merito

entrai subitanea alla chiamata

un po distante

un po

rigorosamente altrove

con la testa

e sette delle altri parti del corpo

fu quando mi sedetti di fronte a lei

compresi

che

come mio timore

iniziale

essendo donna

avrei avuto voglia di lei

e quel senso

un po’ mi porto ad un imbarazzo

ma mai reverenziale

al che le dissi

mi scusi

è la prima volta

e

sono infatuata dalle donne

in quanto donna

perciò

nel caso lei mi tocchi

la vagina

credo che potrei impazzire

ma

non voglio un uomo

per quello che lei dovrà ora fare su me

in quanto non sono uomo

e non proverei niente

e io nacqui solo per provare

la ginecologa

alzò gli occhi da un tabulato che aveva sottomano

prima che dica qualcosa

le dissi

sappia

di me

certe peculiarità

non in senso di anzianità

ma di sviluppo cromosomico

io sono donna

come ora vede ma

ci sta

capita

avviene

che possa mutare in uomo

e

anche se lei

può considerarmi una pazza

una miscredente

dell’atto di Dio

mi capita davvero

ecco perché

sono così restia

a gestire una gravidanza

soprattutto quando muterò

nella razza composita

di cui alla diversa

parvenza di quella attuale

la vidi

prendere il telefono

come per chiamare

le forze armate

la Digos

L’Fbi

il Kgb

oppure il servizio segreto delle guardie forestali dello Zimbabwe

agii di scatto

tirai fuori dalla borsa mille euro

in contanti

che peraltro avevo trovato

diciassette minuti prima per terra

come di solito accade

dicendo lei che

avevo già pagato la visita standard registrata all’albo dei professionisti uterini

di cui lei aveva il protocollo

che quelli erano extra soglia

se lei

mi visitava

la ginecologa

che di tanta bella parvenza era

barcollò

parve volesse proliferare qualcosa

un annuncio

un sussurro

un qualcosa che non spuntò fuori

non partì neanche

annuì con la testa

dicendomi

di mettermi sul lettino

distesa

per niente contrariata

ma già molto su di giri

e credo fossero

trentatré primi anni settanta

eseguii

l’ordine impartitomi

con una bieca indifferenza

mascherata

da un supporto corale intrinseco che la mia coscienza aveva deciso di intraprendere

atta a difendermi dal saltargli addosso

appena mi avesse sfiorata

in pratica contavo i cazzi

un cazzo

due cazzi

tre cazzi

e così via

li contavo nella testa

cazzi che saltavano aiuole

li contavo per rimanere distante da quell’apprensione sessuale

ponderatamente maniacale che mi accadeva quando una mi toccava l’utero

ed i suo contrapposti anfratti

sette cazzi

otto cazzi

nove cazzi

e continuavo

poi mi ficcò qualcosa nel profondo

e badate bene

non sono egocentrica nel dire che venni tre volte col resto di due

quelle due

le avrei tenute di scorta appena uscita

ma

mascherai

il tutto

per non metterla in imbarazzo

per non

farmi gettare nella massa

con una semplice parola

lei è folle

cosa vuole

vada via

rimasi in trasformatorico silenzioso

ricontando i cazzi

dieci cazzi

undici cazzi

dodici cazzi

tredici cazzi

poi mi sussurrò qualcosa

e nella mia testa pensai che

la mia vagina le aveva parlato

aveva discusso con lei

l’aveva ammaliata

a tal punto da

indurla in tentazione extra lavorativa

ma no

niente

mi chiese il nome

che io non pronunziai tanto disperata dal conteggio

poi

la ginecologa parve fermarsi

sapete come quel mortaio che all’atto della precedente esplosione

ricarica

l’angusta risorsa del morire

e poi

si rilancia

ecco così

mi guardò

e mi disse una cosa che non compresi appieno

forse non la compresi proprio

mi disse

di salire al terzo piano

che c’erano altre sollecitazioni da fare

quelle in essere non bastavano

al che

quasi venni di nuovo

ma non titubai oltre

presi

le strinsi la mano

calorosamente

e le dissi

mi chiamo Valentina

Valfonda

Vecrilica

ma alle amiche

ed alle ginecologhe

così carine

dico solo

chiamatemi V

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